Silicio Policristallino – Utilizzo e Caratteristiche

Il silicio policristallino, conosciuto anche come polisilicio, al contrario del silicio monocristallino, è composto da una serie di cristalli non allineati. L’insieme dei cristalli è detto policristallo.

La fabbricazione del silicio policristallino è molto meno dispendioso rispetto al processo di produzione necessario per la creazione del silicio monocristallino ed è generalmente meno costoso rispetto al processo di deposito richiesto per la produzione di normale silicio. Il silicio policristallino può essere ottenuto come materiale di scarto dalla produzione del normale silicio utilizzando il processo Siemens. Il polisilicio presenta un livello di impurità inferiore ad una parte per miliardo.

ApplicazioniIl silicio policristallino è impiegato per la produzione di dispositivi elettronici a semiconduttore poiché, al contrario dell’alluminio, il polisilicio è in grado di sopportare meglio lo stress meccanico causato dal processo di produzione. Un esempio di dispositivo elettronico a semiconduttore costruito con del silicio policristallino è il transistor MOSFET, il cui gate è composto da polisilicio.
Il silicio policristallino è anche impiegato nella fabbricazione di condensatori per dispositivi integrati, nonostante il prodotto finale non abbia la stessa efficienza di un normale condensatore.
Il silicio policristallino è impiegato anche nella produzione di pannelli fotovoltaici; le celle di questo pannello, composte a partire da silicio scartato, i cosiddetti “scraps di silicio”, successivamente rifuso e lavorato, hanno una efficienza pari al 12 – 14%.

Ogni scarto di silicio viene posto all’interno di un crogiolo nel quale si fonde completamente, creando una liquido omogeneo che, una volta raffreddato, si cristallizza in senso verticale. A questo punto il cristallo viene tagliato verticalmente, così da creare una serie uguale di parallelepipedi, e poi orizzontalmente, con un taglio sottile, così da creare i wafer che saranno impiegati nell’industria elettronica. Questi wafer, prima di essere impiegati, subiscono un attacco in soda, vengono “drogati” con un piccola quantità di fosforo così da creare le giunzioni P – N; tramite serigrafia o, in alternativa, per elettrodeposizione, vengono realizzati i contati anteriori e posteriori del wafer.

Come Riutilizzare le Vecchie Candele

Risulta essere un modo per riciclare le tue vecchie e consumate candele ma per farlo riciclerai anche altri oggetti come le lattine di aranciata e i bicchieri di plastica e le pentole vecchie. Utilizzando questi oggetti che miscelerai con altri potrai creare delle bellissime candele dalla forma e dal profumo che più preferisci.

Occorrente
Lattine di aranciata
Bicchieri di plastica o bottiglie di plastica
Candele vecchie
Essenze profumate
Pastelli a cera
Una vecchia pentola che non sia antiaderente
Stuzzicadenti
Stoppini
Fiori sacchi, polvere di brillantini
Colla vinilica
Un vecchio cucchiaio di legno

Dividi le candele per colore ricorda che puoi mettere il giallo con l’arancio e con il rosso. Metti il vecchio pentolino a bagnomaria sul fuoco e metti le candele al suo interno le candele. Se vi sono degli stoppini aspetta che la cera sia calda e con il cucchiaio toglili. Di tanto in tanto mescola. Nel frattempo decidi la forma e il profumo della candela. Ad esempio il bicchiere di plastica dovrai bucarlo sul fondo con uno spillo arroventato in modo che riesca a passare dal buco lo stoppino.

Una volta passato dal buco lo stoppino lega lo stoppino al centro dell’ stuzzicadente. Appoggia lo stuzzicadente al bicchiere in modo che sia appoggiato ai margini del bicchiere. La parte di stoppino che esce dal fondo del bicchiere piegala in modo che rimanga incastrata. Ora infila il bicchiere in un secondo bicchiere. Decora l’interno del bicchiere posizionando i fiori secchi ai lati del bicchiere.

Alla cera che ormai si è sciolta aggiungi un pò di polvere di brillantini e circa 5 gocce dell’essenza scelta. Mescola e togli dal fuoco. Versa lentamente il contenuto nel bicchiere fino all’orlo poi aspetta altri 5 minuti e controlla il livello della cera del bicchiere. Se vedi che si sta creando una conca scalda dell’altra cera e versala nel bicchiere. Il giorno dopo togli lo stuzzicadente tagliando la parte di stoppino che esce dalla candela, rompi il bicchiere di plastica e capovolgi la candela.

Nel caso hai deciso di usare la lattina dell’aranciata devi legare lo stoppino allo stuzzicadenti e bloccarlo fuori dalla lattina, l’altro lembo dello stoppino immergilo all’interno della lattina. Versa il contenuto lentamente all’interno della lattina utilizzando il buco stesso della lattina. Lascia asciugare fino al giorno dopo, poi taglia la lattina e passa della colla vinilica diluita con acqua sulla candela poi fai aderire i fiori secchi. Questo metodo viene utilizzato anche nel caso della bottiglia di plastica.

Cromolitografia – In Cosa Consiste

La cromolitografia è una tecnica che rende possibile la stampa di piccole immagini, caratterizzata da un basso costo e dalla buona applicabilità per stampe in grandi tirature. La sua natura di stampa a colori è ben resa dallo stesso termine, un composto derivante dal greco chroma (colore), lithos (pietra) e graphia (disegnare). Tale tecnica ha avuto un peso fondamentale nell’ambito della stampa a colori, anche e soprattutto in quanto ha posto le basi per ulteriori tecniche, come la fotografia e la serigrafia. Ciononostante, in origine, essa veniva utilizzata fondamentalmente a scopi decorativi di diversi oggetti.

In questa particolare tecnica di stampa, il supporto di stampa è costituito da una pietra, su cui vengono disegnate figure con una matita grassa. L’analisi del procedimento della cromolitografia consente di comprendere appieno il suo rapporto di stretta parentela con la litografia: la procedura volta ad inumidire la matrice, per esempio, è assolutamente analoga, insieme al conseguente utilizzo di inchiostro mediante un rullo in pelle o caucciù, materiali ancora una volta mutuati dalla prassi litografica.

Caratteristicca rispetto alla litografia è però quella dell’utilizzo di una differente matrice per ogni differente colore, il che garantisce l’utilizzo di una varietà cromatica notevole, unita ad un rischio praticamente nullo di un risultato poco definito nei contorni.

Come detto in precedenza, alle porte del XX secolo la cromolitografia venne progressivamente abbandonata, a favore di più moderne e funzionali tecniche come la fotografia. Ciononostante, per la naturale vischiosità che tali tecniche presentano, il passaggio dall’una all’altra fu tutt’altro che repentino, per cui stamperie artigianali sopravvissero a lungo. Tra i maestri di tale tecnica è impossibile non ricordare Jules Chéret, il quale per primo si servì di tale tecnica a scopi pittorici.

Come Praticare lo Star Hopping

La parloa Star-Hopping letteralmente significa “saltellare tra le stelle”. E la traduzione letteraria non si allontana molto dall’operazione che effettivamente si fa con il nostro telescopio. Vabbè ma in cosa consiste esattamente questo star-hopping? Consiste nel sapersi spostare tra le stelle alla ricerca di oggetti poco appariscenti, come può essere una nebulosa o una piccola galassia, prendendo come riferimento stelle visibili a occhio nudo e nel cercatore per poi arrivare con precisione alla metà; le stelle diventano dei punti di riferimento in sostanza.

Puntare un Giove o un Saturno è molto semplice, ma per puntare una galassia invisibile nel cercatore o si usano i cerchi graduati oppure lo star-hopping (sempre che non si disponga di un sistema a puntamento auotomatico go-to); l’uso dei cerchi graduati è assai impreciso, soprattutto se applicato a montature di livello basso, ma anche le più blasonate non danno una precisione al millimetro. Si impiega meno tempo nel puntare mun oggetto tramite lo star-hopping che con i cerchi graduati, e sarà anche più preciso.

Come si effettua però uno star-hopping sul campo? Eccovi alcuni degli esempi più indicativi su come usare questo metodo semplice ma brillante.

Puntaimo M13
M13 è uno dei più belli ammassi globulari visibili dall’emisfero boreale; è visibile anche in telescopi dal diametro non generosissimo e si trova nella costellazione di Ercole. Per la scelta del dispositivo rimandiamo comunque a questa guida sul telescopio. Una volta individuata la costellazione, individuatene il corpo centrale, ovvero il quadrilatero formato dalle stelle Pi, Eta, Zeta e Epsilon. M13 si trova pressappoco sul lato tra Eta e Zeta

Puntiamo M35

M35 è uno spettacolare ammasso aperto nella costellazione dei Gemelli, che anche con un semplice binocolo rivela una moltitudine di stelle. Individuate la stella Gamma, e da essa andare fino alla stella Mu passando per Nu; da Mu ci spostiamo su Eta. Ora il “difficile”: andate, a partire da Eta, in direzione parallela alla retta formata dalle stelle gamma, Nu e Mu. M35 si troverà su questa retta all’incirca alla distanza che c’è tra Mu ed Eta.

Silicio Monocristallino – Utilizzo e Caratteristiche

Qualsiasi apparecchiatura elettronica contiene, al proprio interno, wafer di silicio monocristallino.

Ottenuto mediante processo Czochralski, il silicio monocristallino è composto da un singolo cristallo con un reticolo cristallino senza alcuna interruzione, o bordi di grano.
Il reticolo del cristallo può essere intrinseco, senza alcuna impurità, quindi ultra-puro, oppure essere drogato con piccole quantità di elementi estranei che permettono di modificare le sue capacità da semi-conduttore in modo controllato.
La disponibilità del silicio monocristallino a basso costo è stata la chiave per l’incredibile sviluppo tecnologico di quel periodo che prende il nome di “era del silicio”.

Nella produzione di wafer in silicio per la realizzazione dei dispositivi a semi-conduttore, il cristallo di silicio monocristallino non deve presentare nessun bordo di grano: la presenza di una qualsiasi imperfezione nel reticolo cristallino potrebbe provocare un malfunzionamento nel dispositivo elettronico, rendendolo completamente inaffidabile. L’industria elettronica ha investito molto denaro per la ricerca di un metodo di produzione affidabile ed efficiente.

Il silicio monocristallino può essere impiegato anche nella produzione di celle solari; tuttavia, dato che una cella fotovoltaica può sopportare una piccola imperfezione del reticolo cristallino, molto spesso il silicio monocristallino è sostituito dalla sua variante più economica, il silicio policristallino.